lunedì 28 ottobre 2013

Il valore

Ho un vizio, alquanto fastidioso, ed è quello di pensare troppo. Come probabilmente accade con tutti gli altri vizi, il maggiore incomodo che esso arreca è la sensazione disarmante di non averne il controllo, di esserne inevitabilmente succube, tant'è che, spesso, mi ritrovo a pensarlo come qualcosa di connaturato, proprio come i miei capelli o il colore dei miei occhi e, addirittura,  faccio fatica ad immaginarmene senza. Il fatto è che, spesso, questo vizio fastidioso mi porta a focalizzare la gran parte delle energie su questioni a cui, la cosiddetta "gente normale" dedicherebbe, sì e no, un pensiero di sfuggita, per poi dimenticare tutto nella frenesia della vita quotidiana. Io, invece, rimango fedele a me stessa e non lascio mai che un pensiero vada via, se prima non mi ha consumata per bene. E, infatti, in questo periodo, vengo consumata dal pensiero che sia importante, o forse proprio necessario, dare il giusto valore alle cose.
Mi ossessiona e un po' mi disturba l'idea di trascorrere ogni giorno con il futile obiettivo di trovare un senso al tempo che passa, riempiendolo di azioni, cose, parole, lasciando, però, inosservato il valore intrinseco di ognuna di esse. Molti potrebbero rispondere che fermarsi a considerare quanto ogni cosa sia perfetta e compiuta di per sé significherebbe cessare di vivere, restare immobile in un mondo che non conosce riposo. Osservazione a cui non potrei controbattere. In fondo, è vero, è poco sano arrestarsi nel bel mezzo del moto. Eppure, non riesco ad allontanare da me questa idea.
Non riesco ad allontanare l'idea che dovremmo vivere ogni giorno con la consapevolezza di star vivendo, di essere parte integrante ed attiva di questo tutto indefinibile ed inarrestabile che ci circonda e compenetra. Quanto senso acquisterebbero i giorni, se solo riuscissimo a percepire la potenza della nostra presenza nel mondo e il legame profondo che ci accomuna anche alla più banale delle sue manifestazioni.

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